Verso la Fase 2: Le  proposte e suggerimenti operativi di Green Italia al Governatore De Luca #ripartiamocolpiedegiusto

Campania Felix

18/04/2020

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La fase più critica di questa Pandemia sta per essere superata e adesso è il momento di ripensare alla ripresa socioeconomica della nostra comunità. Un fatto inequivocabile è che la vita non sarà più la stessa. Tuttavia, seppure sembra difficile immaginarlo ora, può e deve diventare migliore. Questa tragedia ci ha reso consapevoli che le trasformazioni che l’uomo ha messo in atto nel pianeta terra hanno comportato danni e conseguenze gravissime. Questa pandemia ne rappresenta uno dei tanti aspetti.

Uno studio avviato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), redatto in collaborazione con le Università di Bari e di Bologna, pone l’attenzione sull’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione, individuando il ruolo del particolato atmosferico come “carrier”, cioè come vettore di trasporto e diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus, e la sua condizione di substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali.

Sembra accertato che a livelli più alti di inquinamento atmosferico corrisponda una più larga diffusione dei virus.

Non dobbiamo trascurare il fatto che l’inquinamento dell’aria, a prescindere dall’attuale pandemia, provoca in ogni caso numerosi morti premature in Europa e l’Italia ha il valore più alto dell’Ue di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600 persone/anno stimate).

Questo dato impone una riflessione. Soprattutto destano meraviglia le immagini dell’aquila minore avvistata a Napoli, le foto che riprendono le acque ora cristalline di Posillipo e ancor più stupefacente la ritrovata purezza delle acque del fiume Sarno.

I commenti di tutti noi, che ascoltiamo e leggiamo sui social, confermano la riscoperta di una natura finalmente ritrovata. Quanti in questi giorni si sono risvegliati con il sottofondo del cinguettio degli uccelli e hanno potuto aprire le finestre per far entrare in casa un’aria finalmente pura. Questa è sicuramente una conquista insperabile.

Non possiamo, non dobbiamo tornare indietro.

E’ l’occasione per cominciare a pensare ad un diverso modo di vivere il nostro Paese, e ad un diverso significato della parola “sviluppo” da intendere non più solo come impulso a crescere e consumare, e quindi a ridurre i servizi ecosistemici.

Il premio Nobel per l’economia Kenneth Boulding affermava “Chi crede che sia possibile una crescita infinita in un mondo finito o è un pazzo o è un economista”.

E’ da qui che dobbiamo ripartire col piede giusto, da questa consapevolezza e ripensare quindi il concetto di opere pubbliche, opere che, come dice il nome, devono servire al pubblico, alla collettività.

Ebbene, se nella ricostruzione del dopoguerra alla collettività servivano le strade, i porti, e altro ancora, ora a noi tutti servono estese aree verdi urbane integrate in un sistema di verde , interventi diffusi per prevenire e mitigare il dissesto idrogeologico, tutelare la risorsa acqua.

Cosa si deve intendere oggi per infrastrutture? Soluzioni per combattere l’inquinamento e ridurre l’effetto del riscaldamento globale, iniziative per tutelare e garantire i servizi ecosistemici, la ricerca scientifica.

Sicuramente anche l’economia ha un ruolo. Quali imprese vanno aiutate? Certamente non quelle che inquinano e consumano suolo perché hanno un costo ambientale e sanitario troppo alto e insostenibile per tutti noi. Rappresentano un modello vecchio e superato dagli eventi e dalla storia recente.

Va avviata una riconversione ecologica dell’economia aiutando le imprese sostenibili o che si riconvertono ad esempio:

  • edili che riqualificano l’esistente o demoliscono e ricostruiscono senza consumo di suolo e senza aumento di volumetria;
  • agricole che fanno agricoltura biologica;
  • quelle che lavorano al recupero delle materie prime seconde;
  • quelle che innescare sistemi di economia circolare lavorando al recupero delle materie prime seconde e riconvertendo la produzione utilizzando solo materiali riciclabili;
  • quelle che producono pannelli fotovoltaici;
  • le aziende turistiche che operano un turismo sostenibile e rispettoso del territorio.

La Campania nella gestione dell’emergenza  si è distinta per azioni forti ed efficaci ma deve proseguire in un percorso coraggioso e radicale, trasformando in opportunità questa crisi ed avviando un processo di riconversione ecologica, unica strada per riavviare l’economia e contemporaneamente tutelare la salute dei cittadini.

 

E’ necessario un Green New Deal Regionale per migliorare le capacità di gestione dell’emergenza ma ancor di più per evitare di arrivare a situazioni critiche di emergenza, come quella che stiamo vivendo, mettendo in campo azioni finalizzate alla prevenzione di tutte le possibili catastrofi che se si sovrapponessero sarebbe un disastro. (vedi in questi giorni il terremoto in Irpinia).

Azioni che devono essere sinergiche a quelle tese alla valorizzazione e sviluppo di un territorio difficile ma ricco di bellezza e risorse.

Appare chiaro che, ora più che mai, è necessario ridefinire i modelli di trasformazione dei nostri territori affidando alla tutela della salute e, quindi alle tematiche ambientali, un ruolo primario.

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